ETICHETTE DEI PRODOTTI ALIMENTARI
SCHEDE ALIMENTARI
Leggere con attenzione l'etichetta di un prodotto alimentare è, spesso, l'unico strumento a disposizione del consumatore per conoscere il più possibile ciò che compra e che poi mangia, dà la possibilità di fare un confronto tra alimenti simili, insomma permette di fare una scelta il più possibile accurata, al di là delle suggestioni della pubblicità o delle credenze popolari.
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COSA C'E' SCRITTO SULL'ETICHETTA?

A parte concorsi a premio e promozioni, tutte le indicazioni presenti sull'etichetta di un prodotto alimentare sono sottoposte a una rigida normativa europea.

Il nome del prodotto, l'elencazione degli ingredienti, l'indicazione del peso o del volume, la data di scadenza: niente può essere scritto con leggerezza dal produttore.

Le etichette degli alimenti sono lette dalla maggior parte dei consumatori, che spesso, però, non sanno bene su che cosa soffermarsi.

In effetti, le indicazioni obbligatorie possono essere molte, e le regole, poi, anche cambiare da un prodotto all'altro. Vediamo dunque su che cosa conviene puntare l'attenzione.

COME SI CHIAMA?

La prima delle indicazioni obbligatorie deve rendere possibile il riconoscimento del prodotto al di là delle immagini o di altri segni eventualmente presenti.
Può essere un nome definito da altre norme: un esempio è “latte fresco pastorizzato”, oppure “vino da tavola”, o “pasta di semola di grano duro”.

La denominazione di vendita può anche essere un nome da tempo consacrato a quell'uso: tutti sanno di che cosa si tratta quando si trova scritto “panettone”, o “patatine fritte”.

La denominazione di vendita non può mai essere sostituita da un marchio di fabbrica o da un nome di fantasia.

Se il prodotto è “nuovo” e non ha un nome che lo identifichi facilmente, la denominazione di vendita risulta una descrizione dettagliata.
Per esempio uno snack salato può essere definito “prodotto da forno a base di farina di mais”. Succede spesso, in questi casi, che la denominazione di vendita sia scritta in caratteri molto piccoli, e spesso indicata solo prima dell'elenco degli ingredienti.

Quando c'è il rischio di creare confusione, la denominazione di vendita dev'essere accompagnata da un aggettivo che definisca lo stato fisico del prodotto.
Il caffè, per esempio, deve riportare sempre un'indicazione che specifichi se è in grani, macinato o liofilizzato, e se è decaffeinato.