LATTE

LI CHIAMANO LATTE, MA CONOSCI LE DIFFERENZE?

Se è liquido e bianco, subito lo si chiama “latte”, anche se non ha niente a che vedere con il prodotto della mungitura della mucca.

La proposta più diffusa è il latte di soia, ma è sempre più utilizzato il latte di riso. Perché si acquistano? Per scelta dai vegetariani e dai macrobiotici, tradizionalmente contrari al consumo di latte. O per diminuire l'apporto di grassi animali e colesterolo (anche se c'è sempre la possibilità di preferire il latte scremato). Infine, per necessità, nei casi di intolleranza al lattosio, lo zucchero del latte, o di vera e propria allergia alle proteine del latte vaccino.

Vediamo allora questi “tentativi d'imitazione” che cosa “guadagnano” o “perdono” rispetto all'originale.

Il latte di riso è ottenuto in genere da riso integrale, trattato con enzimi per trasformare l'amido in zuccheri semplici, dolci e immediatamente assimilabili a crudo, poi sciolto in acqua con l'aggiunta di piccole quantità di oli di semi.

E' composto principalmente da amido e zuccheri semplici, con poche proteine (0,8%) e grassi (0,7%). Ha sapore gradevole, ma berne un bicchiere è come mangiare un paio di cucchiai di riso: nel complesso, è poco nutriente.

Per ottenere il latte di soia i semi interi di soia vengono ammollati, scottati rapidamente e poi frullati; il liquido viene poi filtrato, spesso si aggiunge zucchero. Derivando da un legume ha un discreto contenuto di proteine (2,9%), e un buon livello di vitamine e oligoelementi (come il ferro). I grassi (1,9%) sono prevalentemente insaturi. D'altra parte, l'apporto di calcio è minimo (13 mg su 100g) e alle proteine di soia è possibile sviluppare un'intolleranza.

Inoltre, il sapore non è gradito a tutti. Insomma, può essere un'alternativa per chi deve limitare proteine e zuccheri del latte.