RISO
SCHEDE ALIMENTARI
Lo chiamiamo “il riso”, come se fosse di un tipo soltanto.
Ma prova a osservare le scatole di riso ben ordinate sullo scaffale del supermercato.
La prima divisione che si può notare è tra i risi normali, “bianchi”, con tanti nomi diversi; quelli di color ambrato che non scuociono; quelli esotici, speciali; l'integrale.
Poi ci sono quelli già pronti, o quasi. Insomma, l'imbarazzo della scelta c'è, eccome.
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QUANTO NE MANGIAMO?

Nei paesi occidentali Oryza sativa è solo un complemento dell'alimentazione: in Italia il consumo è di 5,5 chili in media l'anno. In Oriente, a seconda delle zone, si arriva a superare il valore eccezionale di cento chili a testa ogni anno, anche se in paesi come Giappone e Cina il consumo di riso cala ogni anno di più.

La diminuzione dell'assunzione di questo cereale è vista come segno di progresso economico, perché significa che gli abitanti di quei paesi hanno la possibilità di affiancare al cereale-base altri cibi più costosi.
Un processo simile a quello avvenuto per molte popolazioni in Occidente, dove è andato calando sempre più il consumo del pane.

DA INTEGRALE A BIANCO

Preso così come è cresciuto sulla pianta, il chicco di riso non è direttamente commestibile per l'uomo: è avvolto da glume e glumelle, piccole foglie coriacee e indigeribili, che sulla pianta hanno la funzione di proteggere il chicco dagli agenti esterni (vento, insetti).
Al riso greggio o vestito, chiamato anche risone, vengono dunque tolte queste bucce, chiamate lolla, e si ottiene così il riso integrale, che sulle etichette può prendere anche altri nomi: sbramato di risone, riso semigreggio.

Trovi in vendita il riso integrale soprattutto da agricoltura biologica: in effetti, come nel caso del frumento è meglio preferire prodotti non trattati quando si consumano con le parti estere comprese.

La forma più diffusa del riso, però, è il riso raffinato, bianco perlaceo.
Per raggiungere quell'aspetto, il chicco di riso è sottoposto a quattro sbiancature, in pratica una serie di abrasioni del chicco che portano all'eliminazione graduale degli strati più esterni e del germe. Le polveri che ne risultano prendono il nome di pula.
Alla fine il chicco bianco viene spazzolato, trattato con oli vegetali e di vaselina, per migliorarne la conservabilità (riso camolino) e anche con talco, per aumentarne la brillantezza (riso brillato). Oli e talco, quando utilizzati, devono essere indicati sull'etichetta del riso raffinato.